REPORTAGE | RACCONTI | GIORNALISMO
MARCO BENEDETTELLI | PORTFOLIO
Il lupo vegetariano
Dalla sua tana solitaria un lupacchiotto scruta le pecore e gli agnellini sul prato a valle. Li osserva e sente che vorrebbe giocare con loro ma vede anche che ogni primavera degli uomini entrano oltre lo steccato dell’ovile, si prendono gli agnellini e li portano via. La sua mamma, una lupa premurosa e saggia, intanto lo nutre con la carne che caccia.
Finché Il lupacchiotto una notte scende per il sentiero nel bosco: è chiamato a procurarsi da mangiare. Lo vuole la legge del branco, gli spiega la sua dolce mamma lupa. Ma quando si trova di fronte alle pecore, qualcosa in lui cambia. Il lupacchiotto dà ascolto ai propri sentimenti e comprende che ognuno è libero di seguire ciò che sente. Quando torna sulla sua rupe è ormai più forte e maturo e gli si fa chiaro che siamo tutti uguali e che la natura e le sue creature devono essere rispettate per poter produrre i propri frutti in armonia. Da qui la sua scelta che si fa azione, capace di cambiare il destino di un’intera valle, coinvolgendo animali e anche umani.
“Il lupo vegetariano” è una storia per piccoli e grandi, per chi si mette in discussione e si fa domande. Proprio come il lupacchiotto che nelle discese notturne, sotto la luce della luna, si pone dei dubbi e trova il coraggio d’andare oltre ciò che sembra già scelto per lui. La sua rivoluzione interiore lo porterà a migliorare anche il mondo attorno.
Nero di seppia
«Iride è arrivata a esibirsi a Nacona, città di mare afflitta da una sorta di maledizione, quella del nero di seppia che genera in chi lo mangia un malessere atavico. La performer, però, abbandona presto il palco e si unisce al Guardiano e alla sua combriccola di “miserabili” amici. Questi incontri la iniziano ai misteri, ai traumi che affiorano dal passato della città e ai pericoli che su essa si profilano. C’è chi trama per devastanti trasformazioni urbanistiche. Il viaggio di Iride, sopra e sotto Nacona, tra strade e cunicoli, grotte e scogliere, la porta a incrociare macchine fantastiche, sogni, ombre di ogni tipo, desideri sepolti in una parabola di liberazione.»
Nel Mediterraneo sulle tracce degli harraga
«Harraga. È il termine arabo che indica i migranti che bruciano i propri documenti d’identità per attraversare illegalmente la frontiera e tentare una via d’ingresso in Europa. Marco Benedettelli, testimone attento e sensibile, ne ha seguito nel 2011, anno infiammato dalla Primavera araba, gli spostamenti, le speranze, le paure, in un lungo itinerario che lo ha condotto nelle zone nevralgiche del fenomeno migratorio tuttora in atto nel Mediterraneo e in particolare in Italia, terra di approdo e di transito per quelli che cercano una nuova vita in fuga da povertà, guerre, dittature. Dalla Tunisia a Lampedusa, dalla Libia a Ventimiglia, da Malta a Roma e fino alla problematica realtà dell’Hotel House di Porto Recanati nelle Marche, Chi bruciaè un diario di viaggio coinvolgente e appassionato in cui la verità scottante del reportage s’intreccia a brani di felice invenzione narrativa.»
«Nello zibaldone di Benedettelli le storie risultano parti infinitesime di esistenze in transito, in movimento, simili all’andamento di un “corto”, di un videoclip, dove gli eroi perduti sono sempre più soli e incapaci di essere personaggi, protagonisti. Vivono la loro deriva generazionale di figli indeboliti della nuova Europa in un io disperso, incapace persino di gridare, e non trovano mai un noi collettivo che possa alla fine liberarli dai nodi e grovigli di una condizione perennemente irrisolta di inutilità. Ma forse anche per questo effetto finale, ma non solo per quello, li sentiamo fratelli.» (Dalla prefazione di Angelo Ferracuti)
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